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Extra Credits / #ANIME: I consigli di #DOKTOR #08 - Houseki no Kuni
« il: Agosto 11, 2018, 03:42:35 pm »
"Wow, che figo quest'anime fatto in CG". Mai sentita questa frase? Neanche io. Ecco perchè l'anno scorso avevo bellamente ignorato questo Houseki no Kuni - Land of the Lustrous, viste le prime immagini e notizie a riguardo. Dopo la messa in onda però si è generato un certo passaparola a riguardo, fino a diventare una tra le serie più raccomandate del 2017 dagli appassionati (vi segnalo a questo proposito il nuovo podcast che ho iniziato ad ascoltare, The /r/Anime Podcast, direttamente dalla subreddit dedicata al mondo anime, grazie al quale sto recuperando qualche chicca come questa). Vediamo perché.


Già il setting è piuttosto originale: protagonisti sono dei minerali antropomorfi che abitano il pianeta dopo che gli esseri umani sembrano essersi estinti. Il loro problema è che vengono costantemente presi di mira dagli abitanti della Luna, per farne strumenti e altre cose non meglio precisate.

I nostri amici luccicanti devono quindi pattugliare i dintorni del loro insediamento trovandosi spesso a combattere questi esseri dalle sembianze quasi divine.


Quello che seguiamo principalmente nel corso della storia è Phos, a cui non è permesso combattere perché ha un grado di durezza piuttosto scarso rispetto ai suoi fratelli (3,5 su 10 che è il massimo, cioè il diamante), rompendosi spesso e volentieri già da solo. Sì perché queste gemme in realtà non possono morire: anche andando in pezzi possono essere ricomposte. Interessante però il fatto che la loro memoria è immagazzinata in tutto il corpo, quindi se dei frammenti vanno perduti con loro se ne andranno anche dei ricordi.


Come si diceva all'inizio, questa serie è realizzata quasi completamente in CG (mi pare che solo gli sfondi siano in 2D) e per una volta si può essere felici di questa scelta: innanzitutto è perfetta per la resa dei personaggi, con tutte le loro superfici riflettenti. Secondariamente, permette di fare dei movimenti di camera e coreografie di combattimento unici.

Questo è il segreto di una buona animazione 3D: sfruttarla per fare cose che non si potrebbero fare con l'animazione tradizionale, non per scimmiottarla. Si spera che Houseki venga preso ad esempio per le prossime produzioni che hanno in mente di utilizzare questa tecnica, perché ha veramente fissato un nuovo standard di qualità.

 

L'unico vero difetto è che il finale è aperto: dopo aver mostrato l'ottimo percorso di crescita di Phos la storia si interrompe proprio quando cominciano a venire svelati alcuni misteri dell'ambientazione. Il manga da cui è tratto è ancora in corso, speriamo non ci voglia troppo tempo per una seconda stagione.

In ogni caso, vale assolutamente la pena recuperarlo perchè è proprio, ehm, una piccola perla (wink wink).

Scheda: Houseki no Kuni

VVVVID: Houseki no Kuni

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Extra Credits / #ANIME: I consigli di #DOKTOR #07 - Kizumonogatari
« il: Luglio 10, 2018, 01:16:06 am »
Eh sì, non potevo ancora chiudere il discorso Monogatari senza riservare uno spazio apposito per quello che rappresenta il picco massimo di questo franchise. Perchè è vero, avevo scritto che Bakemonogatari è la parte dalla qualità generale più alta... ma solo se ci limitiamo alle produzioni per la TV. Eccoci quindi a parlare per la seconda volta di una serie cinematografica: Kizumonogatari.


Un po' di contesto storico, in questo caso importante per capire la portata del progetto: l'adattamento di Kizu viene annunciato per la prima volta nel 2010, poco dopo il successo di Bake (nelle novel infatti Kizu, che è un prequel, viene subito dopo Bake), in forma di film. Da lì, non se ne è più saputo nulla per CINQUE ANNI, con la produzione che è andata avanti a rilento per ottenere il migliore risultato possibile (nel frattempo il resto di Shaft buttava fuori regolarmente le successive novel di Monogatari per la TV).

Finalmente nel 2015, dopo anni di silenzio e attesa, squillo di trombe: Kizu è ufficialmente una trilogia di film, col primo in uscita nel 2016 (e l'ultimo "solo" ad un anno di distanza). Ne è valsa la pena? Oh sì (questo post non esisterebbe altrimenti). Come dimostrazione, provate a guardare qui sotto la scena con cui si apre il primo film.


Ora che l'ho scritto, mi ricorda la parabola di The Last Guardian, quasi ci stiamo coi tempi... Comunque, valgono più o meno tutte le cose belle dette su Bake, con la differenza che qui hanno raggiunto un livello di animazione incredibile, le scene non sono più statiche ma c'è dinamismo anche quando i personaggi sono impegnati nei tipici dialoghi surreali della serie, e c'è decisamente più azione (nel terzo film è presente il più assurdo scontro tra vampiri mai apparso su schermo, vedere per credere).


Aggiungiamoci anche lo sperimentalismo registico di Shaft che viene portato a nuove vette (ad esempio i personaggi 2D che si muovono in scenari fotorealistici, la palette di colori molto giocata sul contrasto bianco/rosso), una colonna sonora con virate sul jazz e il gioco è fatto.


Non ho molto altro da dire, visto che alla fine la serie è quella: per chi ha amato Bake questo capitolo è imperdibile, agli scettici difficilmente farà cambiare idea, ma direi di provare lo stesso la visione perchè sarebbe un peccato non ammirare il risultato di questo lavorone (visione che in ogni caso è fattibile solo tramite fansub, dal gruppo Omnivium).   


Posso quindi chiudere qua, raccomandandovi questa bella analisi approfondita su cosa rende speciali le Monogatari Series che ho trovato nei giorni scorsi (rigorosamente spoiler free, potete andare tranquilli). Il video è in inglese ma fatto da un italiano, quindi si capisce piuttosto bene, e seppur lunghetto è molto scorrevole: complimenti.


Scheda: Kizumonogatari

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Extra Credits / #ANIME: I consigli di #DOKTOR #06 - Bakemonogatari
« il: Giugno 17, 2018, 06:07:14 pm »
Smaltito l'E3 e la raffica di dirette ad orari improbabili, torniamo a noi. L'ultima volta ho tirato in ballo lo studio Shaft e non puoi parlare di Shaft senza parlare della serie con cui sono legati a doppio filo (come non puoi parlare di Ufotable senza parlare di Fate). Ecco quindi uno degli anime più strani, stilosi, fuori di testa in circolazione: Bakemonogatari.


In realtà, per essere preciso, dovrei parlare di Monogatari Series, che è la serie di light novel su cui si basano questi adattamenti di Shaft: tutto ha inizio nel 2009, quando decidono di trasporre il primo blocco di novel (Bakemonogatari appunto) e la serie, semplicemente, gli esplode tra le mani diventando un instant classic dalle vendite enormi in home video.

Questo porta ovviamente alla trasposizione di tutti gli innumerevoli seguiti (dove "innumerevoli" non è un'iperbole, visto che dal 2009 ad oggi continuano ad uscirne con regolarità), ma qui si esamina solo la prima serie, sia perché è tranquillamente autoconclusiva nei suoi 15 episodi, sia perché rimane quella qualitativamente migliore (con qualche eccezione negli ultimi archi narrativi e in quelli centrali). Tra l'altro è l'unica arrivata in streaming in Italia.


Non è facile descrivere questa serie, più unica che rara nel suo genere. Cominciamo dal titolo, crasi di "bakemono" (mostro) e "monogatari" (storia): si raccontano appunto le storie di un gruppo di ragazzi che viene a contatto con degli esseri paranormali, chiamati anomalie, causando vari problemi. Le anomalie però di solito non interferiscono con gli umani, finchè non sono questi ad attirarseli contro per questioni personali (che andranno affrontate per liberarsene).

Questa è solo la premessa della storia, ma i punti peculiari sono altri: innanzitutto c'è la scrittura dei dialoghi, brillanti, divertenti, pieni di giochi di parole, di citazioni ad altri anime ed alla cultura otaku in generale. Difatti Bakemonogatari si presenta all'apparenza come uno dei tanti harem ricchi di fanservice che piacciono tanto a un certo pubblico, ma allo stesso tempo ne ribalta e prende in giro gli stereotipi e i clichè.


Inoltre, dal lato visivo non sarà tecnicamente allo stato dell'arte, ma trasuda stile da ogni frame: la composizione delle scene, le inquadrature, le transizioni, tutto è fatto con una regia stramba e geniale allo stesso tempo. Questo riesce a movimentare e dare ritmo ad una serie che si basa essenzialmente sui dialoghi e molto poco sull'azione.


Non sono da meno le sigle, che cambiano ad ogni arco narrativo (ce ne sono ben cinque solo in questa prima serie, una per personaggio principale) e sono altrettanto fuori di testa (da questo punto di vista si sono superati nei vari seguiti). La vera perla però secondo me qui è la ending, comune a tutti gli episodi, ma con particolari che cambiano per ogni arco.


Immagino si sia già capito, ma questa è una serie molto divisiva: alcuni la odieranno, altri la ameranno. Di sicuro non lascia indifferenti, cosa che la rende meritevole di attenzione.

Ah, ovviamente è solo sottotitolata, doppiare una roba del genere non avrebbe senso (e sarebbe impossibile). 

Scheda: Bakemonogatari

VVVVID: Bakemonogatari
Prime Video: Bakemonogatari

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Si ritorna (dopo l'abbuffata God of War) per portare alla luce quella che è stata la mia serie preferita sia del 2016 (prima stagione) che del 2017 (seconda stagione): si parla di March Comes in Like a Lion (in originale Sangatsu no Lion, tradotto simpaticamente da noi anche come Un Marzo da Leoni).


Il giovane protagonista Rei abita da solo guadagnandosi da vivere come giocatore professionista di shogi (gli scacchi giapponesi, per semplificare). Un giorno fa la conoscenza delle tre sorelle Kawamoto, che sconvolgono la sua monotonia e lo portano a riconsiderare la sua vita e i suoi legami con gli altri.

Ebbene sì, a questo giro niente superpoteri, niente mondi fantasiosi, niente battaglie mortali. Solo la dura vita quotidiana e le sue difficoltà da affrontare giorno per giorno.



Tratto da un manga ancora in corso (e vincitore di diversi premi in patria), Sangatsu è animato dallo studio Shaft, famoso per le sue serie dallo stile particolarissimo (soprattutto Madoka Magica e le Monogatari Series). E anche qui infatti la loro impronta si vede, con gli sfondi che sembrano quasi acquerellati e un character design che all'inizio mi faceva strano ma di cui ora non potrei fare a meno.


La bellezza di questa serie sta nel come tratta i suoi personaggi, nel come li rende vivi e li fa maturare nel corso della storia: anche quelli che all'inizio sembrano più stronzi hanno le loro ragioni e finisci col comprenderli.

Il racconto si giostra tra situazioni tristi e allegre sempre con naturalezza ed equilibrio. Ad esempio nella seconda stagione (che è ancora meglio della prima) c'è un arco che tratta del bullismo con una forza e un tatto visti di rado (in questo si può paragonare al recente film A Silent Voice - La Forma delle Voce).


Interessanti sono anche le scene dedicate alle partite di shogi, che diventano dei duelli mentali e riescono ad appassionare anche non capendo niente di quello che avviene sulla scacchiera (anche dopo 44 episodi continuerete a non riconoscere i pezzi, posso assicurarvelo, ma non è un problema).


Meritano una menzione le varie sigle di apertura e chiusura: sono tutte magnifiche, raramente ho visto una tale quantità di sigle di così alto livello per una singola serie (mi vengono in mente solo le due serie di Fullmetal Alchemist). Ne metto solo una per fare da esempio, ma la scelta è stata difficile.


Parlando di meriti, faccio prima un plauso a VVVVID per aver portato in Italia la prima stagione di questa adorabile serie (ora anche su Netflix), e poi una pernacchia per non aver rinnovato i diritti con la seconda, recuperabile solo tramite fansub (la trovate come collaborazione dei gruppi Omnivium - Owari Subs).

Scheda: Prima Stagione
Scheda: Seconda Stagione

VVVVID: Prima Stagione
Netflix: Prima Stagione

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Extra Credits / #ANIME: I consigli di #DOKTOR #04 - Death Parade
« il: Aprile 08, 2018, 06:25:03 pm »
Si è parlato molto in questi lidi di Kiseiju - L'ospite indesiderato (giustamente, tra i migliori anime recenti), ma forse non tutti sanno che in quel periodo (fine 2014 - inizio 2015) una Madhouse in grande spolvero piazzava la combo con un'altra serie altrettanto importante: Death Parade.



Due persone si ritrovano in un bar sconosciuto senza ricordarsi come ci sono arrivati. Il barista li informa che dovranno partecipare ad un particolare gioco con in palio la loro vita o non potranno uscire. Quello che non sanno... è che sono già morti e il barista non è altro che il giudice che dovrà decidere chi può reincarnarsi e chi no: la parte del giochino sadico serve infatti a mettere sotto pressione i nuovi arrivati e portare alla luce la loro vera natura, così da esprimere un equo giudizio, almeno in teoria...



Nato come corto dal nome di Death Billiards, è stato saggiamente deciso di ampliare il concept di base in una serie da 12 episodi. La struttura all'inizio sembra semplicemente antologica, con ogni episodio che presenta una nuova coppia di "sfidanti" e la loro storia, ma più si va avanti e più prende forma anche una trama orizzontale che mette in discussione il sistema stesso di giudizio delle anime.



L'accostamento fatto con Kiseiju non è puramente temporale o produttivo: anche Death Parade unisce l'intrattenimento di una storia affascinante con riflessioni psicologiche e filosofiche sulla natura umana, sulle nostre relazioni, sulla vita e sulla morte (ovviamente visto il tema).
 
Parliamo quindi di una serie riflessiva, drammatica (con qualche sprazzo più leggero), a tratti anche commovente (l'ultimo episodio... non dico niente). Chiaro? Bene, guardiamo la sigla.


Esatto, è completamente fuori luogo! Però è bellissima e va bene così (ci pensa la ending a rimettere in chiaro i toni).

Amenità a parte, visivamente è un gran bel vedere, con animazioni fluide e atmosfere molto azzeccate per il contesto e l'ambientazione in cui si muovono i personaggi.



Anche il doppiaggio è stato fatto in parallelo a quello di Kiseiju (a consolidare ancora una volta il binomio formato da queste due splendide serie) e di recente l'hanno reso disponibile pure su Netflix (quindi non c'è proprio da lamentarsi).

Se qualcuno è proprio dubbioso il mio consiglio è di partire guardandosi il "prototipo" Death Billiards, per capire subito se può interessare o meno la serie per intero (il corto però è solo sottotitolato).

Scheda: Death Parade
Scheda: Death Billiards

VVVVID: Death Billiards | Death Parade
Netflix: Death Parade

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Extra Credits / #ANIME: I consigli di #DOKTOR #03 - Kara no Kyoukai
« il: Marzo 18, 2018, 02:27:47 am »
Eccoci arrivati a parlare di una delle mie serie preferite di sempre, una delle due migliori del decennio appena trascorso per quanto mi riguarda (l'altra è Fullmetal Alchemist: Brotherhood, per capirci): la prima collaborazione Type-Moon X Ufotable, l'opera magna che li ha consacrati tra i big dell'animazione giapponese, Kara no Kyoukai - The Garden of Sinners.


Prima di tutto, bisogna dire che questa non è una classica serie per la TV, ma una serie cinematografica composta da sette film (più qualche special aggiuntivo, per i completisti) usciti tra il 2007 e il 2009. Perciò è qualcosa di molto più curato dal lato di regia e fotografia rispetto, ad esempio, alle due serie di Fate che abbiamo già trattato; in particolare l'uso di luci e colori crea delle atmosfere pazzesche.



A proposito di Fate/Stay Night, quest'opera nasce come light novel scritta dallo stesso autore, Kinoko Nasu, ed è ambientata nello stesso universo (si parla di Nasuverse). Quindi ci sono dei tratti in comune, come l'esistenza dei maghi, ma la storia è essenzialmente diversa e indipendente (anche perché è stata scritta prima).



La trama ruota attorno ad un'agenzia investigativa che si occupa di casi paranormali, ma è incentrata soprattutto sulla protagonista Shiki (uno dei migliori personaggi femminili mai visti) e sulla relazione "complicata" che ha con l'altro protagonista, Mikiya; complicata per via della natura di Shiki e della sua complessa personalità (non aggiungo altro per non spoilerare).


Kara no Kyoukai è una serie fortemente incentrata sui dialoghi, dal ritmo abbastanza lento e che tratta argomenti non proprio leggeri (si passa dal suicidio, alla violenza sessuale, alla solitudine) senza farsi troppi problemi a mostrare scene macabre e disturbanti, con atmosfere prevalentemente cupe e angoscianti. Quindi non è esattamente per tutti e qualcuno potrebbe trovarla pesante o rimanere confuso (i primi quattro film non seguono volutamente l'ordine cronologico), ma chi saprà passarci sopra troverà qualcosa di speciale, che non si vede tutti i giorni.



Non mancano comunque scene d'azione, coreografate in maniera eccezionale, dove la produzione brilla di più; ma sono piuttosto rade e come detto non è quello il fulcro dell'esperienza.
 
Ogni film è godibile come standalone e presi singolarmente si va dal buono all'ottimo, col quinto e il settimo che rappresentano i punti più alti (sono anche gli unici che si prendono due ore di durata, mentre gli altri restano sull'ora scarsa); il quinto poi sarà apprezzato particolarmente dagli amanti dei mindfuck (con quel montaggio che Memento spostati proprio). Ma è solo quando si arriva alla fine, con tutti i tasselli andati al loro posto, e si considera tutto l'insieme che ci si trova davanti al capolavoro.


A elevare ulteriormente la produzione ci pensa una colonna sonora semplicemente divina (forse non si era capito... l'ho solo spammata su tutta la pagina): Yuki Kajiura qui si è superata creando una OST che si amalgama perfettamente alle immagini e fa metà del lavoro nel creare queste atmosfere uniche. Ciliegina sulla torta sono le sette ending cantate dalle Kalafina, una più bella dell'altra (the more you know: il gruppo, che ha poi avuto enorme successo in Giappone, è stato formato proprio dalla Kajiura nel 2007 per il progetto Kara no Kyoukai).



L'unica nota stonata in tutta questa bellezza è costituita dal sesto film, non perchè sia brutto in sè, ma sembra più un filler in confronto agli altri: il tono è decisamente più leggero, l'avanzamento per la trama generale è quasi nullo e soprattutto è infilato tra i due film più intensi, forse volutamente come un alleggerimento, ma l'effetto non si può dire proprio riuscito.



L'immancabile nota amara per chiudere: questa serie non è mai arrivata in Italia (e mai arriverà, aggiungo io mestamente), troppo di nicchia e immagino con licenze troppo costose visti i prezzi assurdi a cui vengono venduti i box blu-ray all'estero (non meno di 250 euro... per l'edizione standard eh, non nomino neanche la limited). Quindi anche stavolta si va di fansub (e anche stavolta la versione consigliata è quella dei Fate-Subs, che hanno fatto anche tutti i vari special extra).

Kara no Kyoukai rappresenta il non plus ultra di quello che cerco in un anime: un comparto tecnico d'eccellenza, non fine a se stesso ma al servizio di un racconto profondo, affascinante con personaggi sfaccettati e complessi. Non potrei raccomandarlo di più (con i limiti di cui sopra).

Scheda 1: Overlooking View
Scheda 2: A Study in Murder (Part 1)
Scheda 3: Remaining Sense of Pain
Scheda 4: The Hollow Shrine
Scheda 5: Paradox Spiral
Scheda 6: Oblivion Recording
Scheda 7: A Study in Murder (Part 2)

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Extra Credits / #ANIME: I consigli di #DOKTOR #02 - Fate/Zero
« il: Marzo 01, 2018, 03:42:20 pm »
Intratteniamoci ancora un po' nel mondo di Fate/Stay Night, salendo di livello con quella che è ritenuta all'unanimità la sua migliore incarnazione: se Unlimited Blade Works vi è sembrata una scaramuccia tra ragazzini, ecco a voi il Game of Thrones dell'animazione, Fate/Zero.



Piccola premessa: essendo questo un prequel, tecnicamente andrebbe visto dopo le tre route di Fate/Stay Night, sia per cogliere tutti i vari riferimenti, sia per non farsi spoilerare varie cose che sarebbe meglio scoprire al momento giusto (in particolare in Heaven's Feel). Ma siccome ci vorrà ancora un annetto (facendo gli ottimisti) per avere la trilogia completa di film su Heaven's Feel, ci attacchiamo e andiamo avanti. D'altronde "gli spoiler non esistono" (cit.).

Ambientata 10 anni prima rispetto alla storia originale, la serie racconta la precedente Guerra del Santo Graal, i cui eventi hanno portato a ciò che si è visto in UBW. Abbiamo quindi di nuovo a che fare con sette Master e sette Servant che si sfidano in una battle royale, ma con un tono piuttosto diverso: più epico, più coinvolgente, più profondo, ma anche più dark, più violento, più nichilista. Dopotutto Fate/Zero nasce come light novel scritta da Gen Urobuchi, noto per riempire le sue opere di pessimismo cosmico (Psycho-Pass, Madoka Magica).



Avere anche un cast di (quasi) soli adulti, invece dei soliti liceali in preda agli ormoni, consente di avere una storia matura in cui a scontrarsi, prima ancora delle spade, sono gli ideali portati avanti dai vari protagonisti: già dal lungo prologo avremo un'idea delle varie forze in campo e delle loro motivazioni. I dialoghi sempre interessanti e ricchi di spunti di riflessione fanno scorrere la storia anche nei momenti più "lenti", il ritmo quindi non ne risente come in UBW.

Trovandoci di fronte a un prequel, già sappiamo dove andranno a parare gli sforzi dei personaggi e questo aggiunge un senso di tragicità ulteriore alla vicenda (alla fine di ogni episodio è presente un inesorabile countdown che punta all'inizio dei fatti di Fate/Stay Night).



Non mi dilungo sullo splendido aspetto estetico della serie (è sempre Ufotable, anche se la serie è leggermente meno d'impatto rispetto ad UBW essendo più vecchia di tre anni), mentre ci tengo a sottolineare la sontuosa colonna sonora firmata da Yuki Kajiura che esalta ancor di più i momenti più epici e drammatici (notevoli anche le cinque opening/ending, soprattutto "To the Beginning" e "Manten" cantate dalle Kalafina).


Purtroppo Fate/Zero non è (ancora?) disponibile in Italia, ma viste le ultime mosse di Dynit non è improbabile che la recuperino nel prossimo futuro. Per ora ci accontentiamo dei fansub (consiglio la versione dei Fate-Subs, specialisti di questo franchise).

Fate/Zero è indubbiamente una delle serie più belle uscite negli ultimi anni e per alcuni la migliore opera di Ufotable. Ma non per me: nella prossima puntata chiuderemo questa retrospettiva in tre parti con il vero capolavoro di questo studio d'animazione (hype!).

Scheda: Prima parte
Scheda: Seconda parte

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Grazie del sostegno andmind  :). Non aspettatevi i prossimi pezzi a così breve distanza, in questo caso l'occasione era speciale per fare luce sul brand con l'uscita del film.

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E partiamo subito a bomba parlando di uno degli studi d'animazione moderni che preferisco: Ufotable. Mentre ancora oggi escono serie con una CG da far sanguinare gli occhi, questi da un decennio hanno trovato la quadra nel fondere animazione tradizionale ed effetti digitali, grazie al loro Digital Team che lavora fianco a fianco con gli altri animatori. E i risultati si vedono.


Ora, Ufotable ha dato il meglio nella produzione di adattamenti da opere Type-Moon (casa produttrice di visual novel, light novel, romanzi) e proprio in questi giorni sta uscendo nei cinema nostrani la loro ultima grande produzione: Fate/Stay Night: Heaven's Feel 1.


Trattasi della prima parte di una trilogia di film che va ad adattare la terza (ed ultima) route di Fate/Stay Night, visual novel del 2004. Per chi non lo sapesse, questa si compone di tre route che si sbloccano una dopo l'altra solo dopo aver completato la precedente, e sono nell'ordine:

1 - Fate
2 - Unlimited Blade Works
3 - Heaven's Feel

Ogni route racconta di base la stessa storia, ma con svolgimenti diversi, dando più spazio a certi personaggi invece che ad altri e, soprattutto, mettendo in conto che voi già conosciate le route precedenti.

Forse avrete capito il "problema" a cui volevo arrivare: guardando Heaven's Feel partendo da zero non dico che non si capirebbe un cazzo, ma ci si potrebbe trovare spaesati.

Quindi? Purtroppo non esiste una versione animata decente della prima route Fate (se siete pazzi come me potreste leggerla direttamente come visual novel, l'hanno anche tradotta in italiano qui), ma non vi perdete troppo (è la più semplice e meno interessante delle tre). Perciò il nostro punto di partenza diventa automaticamente l'ottima trasposizione di Unlimited Blade Works fatta sempre da Ufotable nel 2014.


Aaah, la Guerra del Santo Graal: sette maghi (Master) partecipano ciclicamente ad una battaglia all'ultimo sangue avendo dalla loro uno spirito eroico evocato dalla Storia (Servant) appartenente, a seconda delle abilità, ad una delle sette classi: Saber, Archer, Rider, Lancer, Caster, Assassin e Berserker. Chi vince potrà vedere esaudito qualunque desiderio dalla coppa onnipotente... ma sarà così semplice?


Tra misteri, strategie al limite del buon senso, idealismi a confronto e combattimenti spettacolari si dipana una storia appassionante che intrattiene per 25 episodi (più prologo). Il ritmo è altalenante e non tutti i personaggi sono approfonditi, ma questo è fisiologico dato il materiale di base. Inoltre il setting scolastico potrebbe infastidire alcuni, lo capisco (in tal caso non perdetevi la prossima puntata ;) ).

Visivamente è una meraviglia (come già accennato all'inizio) e si vede soprattutto nei combattimenti tra Servant (da mascella a terra), mentre musicalmente non posso non citare la fantastica seconda opening "Brave Shine" e soprattutto la meravigliosa insert song dell'episodio 20 (non a caso il migliore della serie) "Last Stardust", entrambe cantate da Aimer (che voce ragazzi).


Per concludere, UBW vanta un doppiaggio in italiano davvero buono e fedele all'originale, posso confermarlo avendo appena rivisto la serie in preparazione al film in uscita (ma raramente Dynit sbaglia in questo campo).

Vi lascio con la scheda di AnimeClick (con tutte le comode informazioni sulla reperibilità ecc...): Fate/Stay Night: Unlimited Blade Works.
 
P.S.: Se non avete tempo/voglia per seguire tutta la serie e volete andare comunque al cinema per Heaven's Feel è consigliato vedere almeno i primi 3 episodi di UBW, per un'infarinatura generale.

VVVVID: Prima parte | Seconda parte
Netflix: Fate/Stay Night: Unlimited Blade Works

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Extra Credits / #ANIME: I consigli di #DOKTOR #00
« il: Febbraio 03, 2018, 01:50:52 am »
Salve ragazzi, era da un po' che mi frullava per la testa quest'idea. Visto il crescente interesse per la scena dell'animazione giapponese che si percepisce negli ultimi tempi, complice la maggiore diffusione grazie alle nuove piattaforme streaming dedicate e non (VVVVID, Crunchyroll, Netflix, Amazon Prime Video, ecc...) vi presento la prima rubrica su Free Playing completamente dedicata agli anime, completamente aperiodica e completamente a cazzo di cane (forse no dai).

Qui verranno segnalate le serie che ritengo più interessanti e che vale la pena recuperare, sia dal presente che dal recente passato (che conosco di più), prediligendo magari le perle meno conosciute.

In questa puntata 0 però non voglio parlarvi di un'opera in particolare, ma darvi qualche canale YouTube fidato come punto di riferimento per addentrarvi in questo mondo (sì, sono tutti in inglese).

Glass Reflection

Cominciamo dal più noto (credo) recensore anime del tubo, con un canale attivo dal 2010 (ma con video risalenti anche ad anni prima!). Probabilmente qualsiasi serie consiglierò, lui l'avrà coperta. Ogni tanto piazza qualche discussione specifica tra una recensione e l'altra.
Faceva anche un podcast molto divertente con altri suoi compari, purtroppo morto quando ho iniziato ad ascoltarlo...




Under The Scope

Questo ha iniziato con recensioni sulla falsariga di GR (non so se voluto o meno), ora si dedica soprattutto ad analisi a tutto tondo.




The Canipa Effect
 
Terzo ma non meno importante, il canale per appassionati non solo delle produzioni animate, ma di CHI e COME le produce: approfondimenti sugli studi d'animazione o sui singoli animatori, con una passione e una cura certosina per dettagli e fonti.




BONUS: Melodic Star

Infine, ecco il canale per i più "musicofili": carica le migliori sigle/soundtrack/insert song complete di ogni stagione appena disponibili, oltre a fare compilation varie ed eventuali.




Bene, alla prossima per cominciare sul serio. Fate sapere se vi piace l'idea (e trovate un nome alla rubrica, io non ho fantasia...)

P.S. Ovviamente ho barato, ho già cominciato a segnalarvi robe (e che ROBE), ma ne riparleremoTM.

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