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Extra Credits / #ANIME: I consigli di #DOKTOR #13 - Ping Pong The Animation
« Ultimo post da doktor il Maggio 15, 2019, 01:38:14 am »
Negli ultimi tempi il regista Masaaki Yuasa è sulla cresta dell'onda: il suo Devilman Crybaby diffuso worldwide da Netflix l'ha fatto conoscere al grande pubblico (oltre a vincere alcuni meritati riconoscimenti come anime dell'anno 2018) e con un nuovo film in uscita in estate ed una nuova serie appena annunciata, quale momento migliore per riscoprire la sua (opinione personale ovviamente) opera migliore?


Onestamente non mi sono approcciato a Ping Pong The Animation con grande entusiasmo. Arrivavo dalla precedente serie di Yuasa, The Tatami Galaxy, che ho trovato pesante e finito a fatica, seppur abbia delle belle trovate. Inoltre, come si può notare dalle immagini, il character design è molto, ehm, particolare (questo però dipende più dall'autore originale del manga da cui è tratto).

Beh, è bastato il primo episodio a dissipare tutto il mio scetticismo e conquistarmi.


Ping Pong non è una serie sportiva comune. Qui ogni personaggio è ben scritto, ti fa appassionare alla sua storia e fa un percorso di maturazione nell'arco di soli 11 episodi. C'è il campione che ha addosso la pressione di dover continuare a vincere per non deludere le aspettative del team, chi si allena dalla mattina alla sera ma deve guardare in faccia la realtà che senza talento non può andare oltre un certo limite, e così via.


I discutibili disegni sono poi ampiamente compensati dallo stile e qualità delle animazioni: il dinamismo permea le scene, soprattutto durante i match (giustamente), e spesso si cerca di richiamare il fumetto con la rappresentazione a schermo di una pagina a vignette. Siccome dalle immagini statiche non si può apprezzare tutto ciò, vi allego una bella clip dal primo episodio: 


Spero che dal video abbiate colto anche un altro aspetto fenomenale della produzione: la colonna sonora. Kensuke Ushio è un compositore geniale che passa dai toni delicati de La forma della voce a quelli psichedelici del già citato Devilman Crybaby e qui firma un'altra OST fuori di testa. Meglio ribadire:


Ping Pong The Animation è diventata probabilmente la mia serie sportiva preferita (non conto Un marzo da leoni perchè quello è molto di più, cioè la miglior serie drama dei tempi recenti - e raccomando di nuovo di recuperarlo, specie ora che la seconda stagione è edita anche da noi) e la potete trovare sia su VVVVID che su Crunchyroll: scegliete quello che preferite, l'importante è guardarlo.

Scheda: Ping Pong The Animation

VVVVID: Ping Pong The Animation
Crunchyroll: Ping Pong The Animation
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Extra Credits / Re:#ANIME: I consigli di #DOKTOR #02 - Fate/Zero
« Ultimo post da doktor il Aprile 14, 2019, 07:07:05 pm »
La mia previsione si è avverata a metà, ovvero finalmente Fate/Zero è ufficialmente arrivato in Italia, ma tramite Netflix e senza passare per Dynit. Prima di esultare bisogna quindi fare un paio di considerazioni: la prima è che non c'è il doppiaggio (e chissà se lo faranno mai a questo punto), ma questo è il meno.

Il problema vero sta nell'adattamento: io non l'ho visto in prima persona, ma da più fonti ho letto che è stato fatto un lavoro mediocre e a volte difforme nei termini specifici del franchise da quello adottato invece da Dynit. E se per gli spinoff come Apocrypha o Extra si poteva passare sopra, qui fa storcere il naso. Peccato.

Tenendo a mente quanto sopra, vi ricordo che la serie andrebbe tecnicamente vista dopo questo e questo (il secondo film di Heaven's Feel è in uscita a giugno nei cinema, mentre il terzo e ultimo nella primavera 2020), ma funziona anche standalone.

Netflix: Fate/Zero

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Extra Credits / #ANIME: I consigli di #DOKTOR #12 - The Promised Neverland
« Ultimo post da doktor il Aprile 01, 2019, 02:02:41 am »
L'avevo detto che il 2019 avrebbe riservato tante belle sorprese, e infatti già questa prima stagione ci ha portato due anime di livello veramente alto: Dororo (ancora in corso) e soprattutto The Promised Neverland. La più apprezzata tra le nuove serie del Jump (dietro sempre l'inarrestabile One Piece) ha ricevuto l'adattamento del suo primo arco narrativo, ed è subito zona AOTY.


Se L'attacco dei giganti ha dimostrato qualcosa è che si può creare una serie di successo anche andando oltre i classici canoni del battle shonen, o meglio, l'ha ribadito: tornando solo qualche anno più indietro non si può dimenticare Death Note. Ed è proprio un mix di queste due serie che mi viene in mente quando penso a Neverland.

Premessa: dovrò fare un minimo di spoiler da qui in poi, ma la cosa migliore sarebbe guardarsi la prima puntata (uno dei migliori inizi che ricordi) senza sapere assolutamente nulla. Quindi... fatelo, e dopo aver finito il binge watching di tutti i 12 episodi (so che succederà, fidatevi) tornate pure a leggere. Fatto? Allora, FIRE.


I piccoli protagonisti di questa storia sono orfani che passano felicemente le loro giornate accuditi dalla cara "Mamma", colei che gestisce l'orfanotrofio. Orfanotrofio che è racchiuso da un'alta cinta di mura che ai bambini è proibito scavalcare... mmm.

Inutile dire che qualcosa di sinistro si nasconde sotto la facciata allegra della Grace Field House e saranno i tre personaggi principali (Emma, Norman e Ray) a scoprirlo. Inizia quindi per loro il gioco più pericoloso.


La storia si muove tra il mystery e il thriller con qualche venatura di horror che non guasta mai, con un'esecuzione magistrale. Il gioco psicologico del "io so che tu sai che io so" che si instaura tra i personaggi funziona alla perfezione, diventando una partita a scacchi in cui si può vincere solo anticipando le mosse dell'avversario. E ciò vale per tutti i protagonisti: di chi ci si può fidare? Non ci sono certezze, il tempo stringe e ogni errore può costare caro.


La sceneggiatura viene esaltata da un'ottima regia che sfrutta anche virtuosismi di camera 3D in modo intelligente per sottolineare la tensione di certe scene. Molto buone anche le musiche, e la opening è tutta un fuoco come avete visto più su.


Insomma questo è un must watch e sapete la cosa più bella? Con la trasmissione dell'ultimo episodio è già stata annunciata una seconda stagione per il 2020. E con il manga già avviato alla conclusione non ci vorrà molto per avere tutta la storia animata: semplicemente perfetto.

Scheda: The Promised Neverland

VVVVID: The Promised Neverland
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Extra Credits / #ANIME: I consigli di #DOKTOR #11 - Mushishi
« Ultimo post da doktor il Febbraio 26, 2019, 01:48:41 am »
Volevo concludere il ciclo delle serie tranquillone e riflessive con quella forse più rappresentativa: Mushishi. Se non temete i ritmi lenti ed avete apprezzato le due serie di cui ho parlato in precedenza, siete nel posto giusto.


Ginko è un mushishi, uno studioso di mushi. E cosa sono i mushi? Sono forme di vita primordiali, invisibili ai comuni uomini, che vivono in simbiosi con la natura. Ma i mushi possono causare problemi, anche piuttosto gravi, alle persone con cui entrano in contatto, quindi Ginko viaggia in lungo e in largo per il Giappone di un non meglio specificato periodo storico (antico ma non troppo direi) cercando di risolvere questi problemi.


Questa serie è davvero affascinante. Innanzitutto è antologica: poichè Ginko tende ad attirare i mushi non può restare a lungo in un posto e deve continuamente viaggiare. Questo permette di avere in ogni puntata sempre nuovi luoghi, personaggi e situazioni inusuali da esplorare: ogni mushi ha caratteristiche e comportamenti unici, con risvolti spesso assurdi sulle vite delle persone.

E la cosa che colpisce è che Ginko non è onnisciente o infallibile, quindi se il mistero dell'episodio viene comunque risolto alla fine, non sempre lui riesce a salvare la situazione, lasciandoci a volte con un finale dolceamaro.


Il tutto è ambientato in questi paesaggi bucolici da favola che spaziano ovunque, dai mari ai monti alle foreste. L'atmosfera qui gioca un ruolo principale ed è resa in modo magistrale, grazie ai magnifici sfondi e alle musiche sognanti e delicate di accompagnamento.

Non benissimo invece per il design dei vari comprimari che, seppur psicologicamente diversificati e approfonditi, tendono sempre ad assomigliarsi nei lineamenti.


Come avevo anticipato questa serie è disponibile in streaming, ma divisa tra due portali: la prima stagione è solo su VVVVID e la seconda solo su Crunchyroll, solamente sottotitolate.

Nella prossima puntata torneremo di prepotenza al presente con quella che è già la mia serie preferita della stagione (vediamo chi indovina). 

Scheda: Prima Stagione
Scheda: Seconda Stagione

VVVVID: Prima Stagione
Crunchyroll: Seconda Stagione
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Extra Credits / #ANIME: I consigli di #DOKTOR #10 - Girls' Last Tour
« Ultimo post da doktor il Gennaio 12, 2019, 12:47:35 am »
Nuovo anno, doppia cifra (considerando anche i due episodi zero ho tenuto giusto giusto la media di un pezzo al mese, perfetto).

Prima di andare all'argomento del giorno faccio una piccola riflessione sull'anno che è stato e su quello che sarà. Senza girarci attorno, il 2018 è stato piuttosto fiacco per i miei gusti (anche lato videogiochi, ma quella è un'altra storia): poche serie di spessore (Devilman Crybaby, Violet Evergarden e L'attacco dei giganti 3, con nessuna che raggiunge l'eccellenza), qualche piacevole sorpresa (Lupin III parte 5, il remake di Legend of the Galactic Heroes, Run with the Wind) e diverse delusioni (Steins;Gate 0, Hanebado, Fate/Extra, Persona 5).

Dall'altra parte il 2019, almeno sulla carta, promette di essere un anno di fuoco: saranno animate le tre nuove serie di punta di Shonen Jump, ovvero The Promised Neverland, Dr. Stone e Kimetsu no Yaiba (quest'ultimo prodotto nientemeno che da Ufotable, oh sì!). Wit Studio non solo adatterà l'arco più bello dell'Attacco dei Giganti (almeno per chi legge il fumetto, posso solo fidarmi), ma anche un'opera d'eccezione quale è Vinland Saga. E parlando di importanza storica, vedremo anche una nuova trasposizione del classico Dororo di Osamu Tezuka.

Questo solo per citare i big già annunciati che mi vengono in mente: mica pizza e fichi. Detto ciò, entriamo nel giusto mood.


Nell'ultimo episodio "regolare" avevo anticipato che si sarebbe parlato di un erede spirituale di Kino's Journey, quindi ecco una delle sorprese migliori del 2017: Girls' Last Tour (o nello scioglilingua originale Shoujo Shuumatsu Ryokou).

La storia è molto semplice: due blobbine, ehm bambine attraversano su un cingolato i resti di una città devastata da non si sa quale evento, non si sa dove o quando. Quello che è successo rimane molto sul vago perchè la parte importante è il viaggio delle protagoniste in mezzo a questi ambienti diroccati ma con un certo fascino.


Da una ambientazione post-apocalittica come questa ci si aspetterebbe qualcosa di pesante e drammatico, invece fin dall'inizio si mette in chiaro che i toni sono leggeri e pacati. O meglio, le due ragazzine devono sì spostarsi continuamente a caccia di cibo e risorse, ma l'enfasi è posta più sulla loro curiosità e sul piacere della scoperta.

Non confondiamo però la leggerezza del racconto con i contenuti: quando meno te lo aspetti ecco che la serie ti piazza una riflessione non banale sui temi più disparati.


Non sono solo gli sfondi a essere evocativi: anche la colonna sonora fa un gran lavoro di atmosfera. Ma la verità è che la parte del leone la fanno le irresistibili sigle, cantate dalle doppiatrici delle protagoniste: la ending in particolare è stata disegnata dallo stesso mangaka dell'originale ed è una meraviglia.


Anche questa perla è purtroppo rimasta inedita in Italia (si trova dai gruppi fansub Omnivium - Pantaloni Rossi). Andrà meglio la prossima volta (se non cambio piani su cosa trattare).

Scheda: Girls' Last Tour
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Extra Credits / #VG: Danganronpa, murder mystery con stile #DOKTOR
« Ultimo post da doktor il Dicembre 15, 2018, 06:14:31 pm »
Di solito non scrivo di giochi, ci sono già tanti altri che lo fanno. Ma dopo aver concluso il capitolo finale di questa serie sento il bisogno di darle il giusto spazio, visto che in anni da ascoltatore di podcast mi pare di non averla mai sentita nominare (e ne ascolto parecchi). Tuffiamoci quindi nel folle mondo di Danganronpa.


Si parla di visual novel, non di quelle pure dove c'è solo da leggere (e fare delle scelte ogni tanto) come Steins;Gate, Fate/Stay Night o Clannad, ma del tipo ibrido, con delle effettive parti di gameplay (seppur limitato) come gli Ace Attorney o gli Zero Escape. E non nomino queste due serie a caso, in quanto sono proprio le più vicine a Danganronpa come struttura e narrazione (chi è già estimatore di quelle molto probabilmente apprezzerà questa, e viceversa).

In ognuno dei tre capitoli di questa serie, a partire da Trigger Happy Havoc, la trama vede un gruppo di studenti di un'accademia d'elite (ciascuno dotato di un particolare talento) preso in ostaggio dal sadico orsetto meccanico Monokuma, che li costringe ad un gioco mortale: l'unico modo per essere liberati è uccidere uno dei propri compagni senza farsi scoprire dagli altri. Dovremo quindi risolvere i vari casi di omicidio che si susseguiranno durante i "processi di classe" e nel mentre indagare anche sui misteri che circondano Monokuma e il luogo dove ha intrappolato gli studenti.   


Il primo episodio scorre piacevolmente con qualche ingenuità e alcuni casi un po' troppo prevedibili, ma è con i seguiti che le cose si fanno veramente interessanti. Danganronpa 2: Goodbye Despair lima i difetti del predecessore e gioca molto con le aspettative di chi viene dal primo.

Danganronpa V3: Killing Harmony si spinge ancora più in là arrivando, tra colpi di scena e contro-colpi di scena, ad un finale geniale che chiude tutta la serie probabilmente nel migliore dei modi (anche se parecchi non hanno apprezzato).

Entrambi costituiscono a mio avviso degli splendidi esempi di metanarrativa videoludica. 


Come scrittura in generale Danganronpa è leggermente inferiore alle due serie con cui è imparentato (Ace Attorney e Zero Escape sono degli orologi svizzeri da questo punto di vista), ma ci sono due aspetti in cui spicca nettamente: il cast dei personaggi e lo stile.

Ogni capitolo riesce a rendere memorabile una quindicina di personaggi grazie ad un incisivo character design e alle loro forti personalità: all'inizio possono sembrare dei classici stereotipi, ma quando le cose cominciano a precipitare rivelano un'umanità e una profondità che non ti aspetti.

Lo stile poi è semplicemente stupendo: dagli sfondi che si aprono come diorami, alle musiche trascinanti, alla composizione stessa dell'interfaccia e dei testi. Tutto ciò viene esaltato soprattutto nei processi di classe, le parti più "gameplayose" e il cuore di tutto Danganronpa (sono anche le uniche interamente doppiate, in giapponese o inglese). Andate al minuto 5:00 del video qua sotto per una dimostrazione.   


Quindi, se non vi dispiace leggere tanto (e in inglese, perchè solo il primo per ora ha una traduzione fanmade) e vi interessa questo tipo di storie interattive con misteri da risolvere (in un contesto più o meno macabro, ma ricco di humour e situazioni esilaranti, come solo i giapponesi sanno fare), trovate l'intera serie su Steam, PS4 e PS Vita (ironicamente la versione migliore, perchè la portabilità è molto comoda con questo tipo di giochi). Se volete prima fare una prova su Steam c'è una comoda demo dell'ultimo capitolo, completamente spoiler free (ha un caso di omicidio inventato rispetto al gioco vero).

Divertitevi, e attenzione se cercate informazioni online: gli spoiler sono dietro l'angolo e possono rovinare davvero l'esperienza. Io intanto guardo con molta curiosità a quello che verrà fuori dal nuovo studio Too Kyo Games, fondato insieme dagli ideatori di Danganronpa e Zero Escape: le premesse per qualcosa di interessante ci sono tutte.
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Ragazzuoli una riflessione per la puntata di domenica che nasce da due notizie: gli americani che sbroccano per Diablo mobile, capitolo pensato palesemente per il mercato cinese, e Steam che fa salti mortali per prendere quote di mercato in Cina, e ringrazio Matteo Lupetti per le informazioni.

Dalla settima generazione gli USA sono diventati il primo mercato surclassando il Giappone dopo 20 anni di dominio incontrastato, per cui tutto il pubblico USA post 2008 è abituato ad una predominanza di prodotti che hanno come riferimento unico la loro mentalità, i loro gusti e le loro contraddizioni politicamente corrette.

A dire che le cose sono cambiate e gli americani SONO in seconda posizione dietro ai cinesi non è qualche blogger complottaro della sbora, ma lo sviluppatore americano con i maggiori ricavi al mondo, proprietà del publisher americano con la maggiore capitalizzazione azionaria al mondo con uno dei loro prodotti di punta.

In aggiunta a ciò la cinese Tencent possiede il primo store online cinese, WeGame, che ha 200 milioni di utenti in patria (più del totale mondiale di Steam), Riot Games, ovvero League of Legends, Supercell, quelli di Clash of Clans, quote di Activision Blizzard ed Epic, il che teoricamente potrebbe portare alla creazione di una piattaforma che li riunisce.

Siamo sicuri che tutto l'astio alla BlizzCon nasca perché hanno presentato un Diablo mobile e non perché ha detto ai fan più hardcore che sono diventati una seconda scelta? Esattamente quello che hanno fatto i Metallica con Load: non è solo un disco che fa schifo alla merda dei lebbrosi, ma un insulto a tutti coloro che li hanno supportati.

Quali saranno le conseguenze secondo voi nei contenuti?

Cioè noi europei siamo esterofili, quindi non ci facciamo tante seghe mentali sulla provenienza dei prodotti se sono di qualità alta; i giapponesi sono autarchici, hanno un rapporto di odio/amore con gli americani e un odio atavico verso i cinesi che continua da oltre mille anni...

Ma gli americani? Come reagiranno al doversi immedesimare in un'altra e specifica etnia? A dover vedere ridimensionati gli aspetti "socialmente impegnati" o politicamente corretti per non perdere il primo mercato? Torneranno a fare versioni localizzate dove ci saranno da un lato, anche per gli europei, marines, patriottismo patriottante, quote rosa/nere/gay/vegane, e dall'altro, contenuti che seguano le direttive di Pechino? Il che è relativamente facile per progetti piccoli o medi, ma per quelli più grandi?

Infine un GTA, un RDR, TES o Fallout avrebbero lo stesso appeal se ambientati a Pechino, Hong Kong, o durante la Guerra dei Tre Regni?
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Extra Credits / Re:#ANIME: I consigli di #DOKTOR #00
« Ultimo post da doktor il Novembre 18, 2018, 07:37:19 am »
Aggiorno con qualche nuovo canale aggiunto alle iscrizioni di recente.

The /r/Anime Podcast

Già nominato in precedenza, è diventato il mio podcast di riferimento sull'argomento anime, tra puntate monotematiche (su una serie, un film, un regista, un genere) e panoramiche di inizio/fine stagione per farsi un'idea su cosa vale la pena seguire. Si trova anche sui vari aggregatori di podcast ovviamente.



Kamimashita

Analisi brevi e concise (di solito) su un singolo tema argomentato a dovere senza perdere tempo.



Aleczandxr

Approfondimenti su temi e personaggi di serie più o meno famose.

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Extra Credits / Re:#ANIME: I consigli di #DOKTOR #0.5
« Ultimo post da doktor il Settembre 29, 2018, 04:04:54 pm »
 Grazie Ste :-*
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Extra Credits / Re:#ANIME: I consigli di #DOKTOR #0.5
« Ultimo post da Braindamage il Settembre 28, 2018, 08:52:27 pm »
sei sempre il migliore <3
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